AKHILANDA: IL POTERE FEMMININO DEL CAMBIAMENTO

In sanscrito, Akhilanda significa “colei che non può essere mai rotta” ed è una delle più antiche raffigurazioni indiane della Dea, conosciuta informalmente come Khodiyar Ma, una forma della Grande Dea Madre.

Si dice che sia originariamente una Dea vedica, i Veda sono il più antico strato di scritture in sanscrito. È anche conosciuta come la dea degli “agami”, i testi conosciuti come Tantra. È stata descritta come una forma della Dea Parvati e associata alla dea Durga.

Raffigurata con un tridente in groppa ad un coccodrillo su un fiume impetuoso, rappresenta la sua padronanza di vivere in questo stato di flusso.
Per rimanere sul coccodrillo deve rimanere nel suo corpo e rimanere fluida come l’acqua, in uno stato di reattività e rilassamento profondo. Deve muoversi e lasciarsi trasportare non solo dalle correnti del fiume, ma dalla natura imprevedibile dell’animale selvatico che guida.

Cavalcando una creatura spaventosa, predatrice e temibile, Akhilanda rifiuta di respingere la sua paura, né lascia che la controlli. Lei la cavalca, sale su questo animale che vive all’interno del fiume, dentro il flusso. 

Akhilanda ci insegna che possiamo agire il nostro potere anche nel dolore e che abbiamo la forza e la capacità di rimetterci insieme, ancora e ancora, dopo la rottura. Akhilanda è lì per aiutarci a passare da una parte all’altra dopo che siamo ferite, quando proviamo tristezza, quando abbiamo sofferto la perdita. Ci assiste per aiutarci a crescere, trasformare, guarire e riparare quei frammenti spezzati. 
Akhilanda cavalca attraverso le situazioni spaventose, quelle che crediamo ci spezzeranno, quelle che crediamo di non potercela fare per, lei insegna che ci si spezza e ci si ricompone milioni di volte.

Pur nelle nostre fratture noi siamo illimitate, siamo il Tutto.

 

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