FESTA DI MABON: IL DIO CHE RIMASE GIOVANE

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Particolare di Iside e Osiride di S.S. Boulet

Domani si entra nelle energie dell’Equinozio d’autunno. Appena passata la luna nuova del raccolto, in Vergine, nel pieno dell’intento di lasciare andare tutto ciò che è stato in questi sei mesi dell’anno, preparandoci ad accogliere nuovi inizi. 

Secondo gli Esbat (feste Celtiche) questa è la festa di Mabon è il nome del Dio Celtico, esattamente la traduzione è Grande Figlio. Questo presuppone che ci sia una Grande Madre (Modron).

Mabon era Dio della Caccia ma anche della vegetazione e dei raccolti. Simile al mito di Demetra e Persefone, Mabon fu rapito dalla madre dopo 3 giorni dalla nascita, rimanendo nel suo regno fino a quando fu salvato da un altro personaggio mitico (alcuni dicono da Re Artù). Mabon rimane giovane per sempre, proprio a causa della sua permanenza nel “grembo” materno. In realtà Mabon vive felice, anche se prigioniero, nel mondo magico di Modron. 

Come nei Misteri Eleusini, sua controparte mediterranea, questa festa legata all’equinozio d’autunno rappresenta il passaggio dal giorno alla notte, aspettando, però il nuovo giorno: vita/morte/vita. Le figure di Modron e Mabon sono assimilabili a quella della Grande Madre e del suo figlio divino, come Iside/Horus, Maria Vergine/Gesù, Demetra/Persefone.

E’ il sacrificio della Dea/Dio che dopo essersi riunito al suo amante, averlo fecondato, muore, ritorna seme nel buio della Terra, nell’utero (il regno di Modron) per prepararsi a rinascere.

Dal punto di vista elementale Mabon è il tempo dell’Acqua, l’elemento dell’Ovest: legato alle emozioni, all’anima, ai sentimenti. Quindi è il tempo di lasciare andare il passato e tutto ciò che è stato.

Mabon è il tempo del secondo raccolto, della gratitudine per quello che si è ricevuto, riconoscendo la generosità di Madre terra, preparandosi ad entrare in un tempo introspettivo, quello del seme. Mabon è anche il momento buono dei tagli, delle potature: saper riconoscere i rami secchi per potarli e permettergli di germogliare in primavera.

La festività è una festa di ringraziamento per i frutti della terra e sottolinea la necessità di dividerli con gli altri per assicurarsi la benedizione del Dio e della Dea durante i mesi invernali (Wikipedia).

Mabon è una splendida festa, la festa dell’abbondanza dei frutti: ecco perché i suoi simboli sono le zucche, le castagne, la frutta secca, il grano, l’uva, le mele e le patate.

Da festeggiare accendendo 4 candele dei punti cardinali, con i 4 elementali rappresentati (acqua, aria, fuoco, terra). Prima di mangiare i frutti della stagione e, preferibilmente, bere un bicchiere di vino, possiamo recitare questa benedizione:

“Alla Terra: per la stabilità, per l’aiuto nel mantenere la casa, la salute, il lavoro ed il benessere.
All’Aria: per l’ispirazione che aiuta nella conoscenza e nella comprensione.
Al Fuoco: per l’energia che aiuta a sostenere la spinta dell’ambizione di cui necessitiamo per portare a termine i nostri progetti.
All’Acqua: per lo scorrere gentile che aiuta a mantenere la calma e l’equilibrio emotivo nei rapporti.“

Se volete potete lasciare un posto libero per onorare gli antenati. Usate tutti i colori dell’autunno, dall’oro all’arancio. E dopo che si è mangiato spargiamo le molliche e gli avanzi agli uccelli e alla terra, come ringraziamento.

Buon Mabon a tutte/i

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