LA FESTA DELLA BEFANA E LE DEE DELLA NATURA

Image by Flickr

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La festa della Befana è l’unica vera reminiscenza ancora intatta della Dea. Si è detto tanto su questa festa, io stessa negli ultimi anni ho scritto sia qui che qui.

Eppure mi piace tornarci perché ci sono sempre nuovi stimoli che possono arricchire la nostra visione. Mi piace che da una parte si intellettualizzi, spiegando tutte le origini di questa figura, ma mi piace anche andare a pelle, sentire cosa la natura ci fa vivere in questo periodo.

Infatti la Befana non può che essere la Dea della Natura incontaminata, Dea dell’abbondanza, legata alla vegetazione, agli animali, alla fertilità.

È la luminosa Dea del ciclo eterno, che muta la sua forma e conduce le stagioni. Portatrice di nuova vita e luce nel freddo e buio inverno, può assumere un aspetto incantevole, giovane e vigoroso, ma anche uno completamente opposto, orrendo, vecchio e spaventoso, “a rappresentare un ciclo completo dalla nascita alla morte e alla rinascita.”  (fonte Il Cerchio della Luna).

Ma se per i Romani, questo era il periodo di festeggiare la Dea Strenia, giorni in cui ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo),

 nel Medioevo durante le notti delle feste natalizie il popolo contadino credeva ancora di vedere volare sopra i campi appena seminati, Diana la dea della luna e della fertilità. All’inizio Diana e le sue seguaci non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno (fonte Terre Celtiche).

Per i popoli del Nord Europa, la Befana era Holla, Berchta e Frigg e Fulla, Baba Jaga, il loro culto

ricorda quelli dedicati alle Matres o Matronae primordiali, Antenate genitrici di tutta la Natura, premurose e amorevoli protettrici delle donne, delle partorienti, dei neonati, e al contempo dei bimbi non nati e del sotterraneo mondo dei morti; e fra di esse, in modo particolare, richiama le Matres Domesticae, poiché come loro è custode del sacro focolare domestico, della casa e dei lavori femminili. Per questo forse non è una coincidenza che ella faccia uso proprio del camino, dimora del fuoco, per introdursi nelle abitazioni e per farvi ricadere magicamente tutte le cose buone di cui è portatrice.

Queste Dee erano anche portatrici di luce e del dono dell’arte della filatura. Infatti in diverse culture la filatura e la tessitura sono donate da una Dea e la donna deve farne buon uso, ecco perché Berchta (la Lucente) e le altre entrano nelle case a controllare che tutto sia a posto e che la donna abbia fatto il suo lavoro diligentemente. Le dee sono vecchie perché rappresentano il ciclo vitale Morte/Vita che va rispettato.

Si può dire, paragonando il lavoro fisico a quello spirituale, che la donna abbia nelle mani la propria fortuna. Filare bene o filare male, con amore o con trascuratezza, con attenzione o con superficialità…(fonte YAT).

A Berchta in modo particolare, venivano dedicati i dodici giorni successivi al Solstizio di inverno, poi divenute le 12 notti dopo il Natale. Berchta è anche associata alle Salighe, spiriti che tutelano gli abitanti del bosco, poiché gli animali sono i testimoni della pura forza dell’istinto vitale, sono il legame vero e profondo con la Terra e la Madre. Queste dee ci presentano la dimensione del dono.

Spesso nei racconti la ‘Vecchia’ dona qualcosa di apparentemente inutile, come foglie secche, ma che poi, a casa, si tramutano in oro.. come a dire che ogni dono, se accolto e onorato, può rivelarsi assai prezioso. Ecco dunque perché Berchta e le dee a lei simili appaiono spesso in forma di vecchie  e sono tutelari dell’inverno. 

Insomma, questo è davvero il periodo più magico dell’anno. Vi invito a festeggiare secondo le vostre usanze o a crearne di nuove, pronte per affrontare questo nuovo 2017!

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