IL RITO COME RICERCA INTERIORE

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Oggi voglio parlarvi dell’importanza del rituale. Perchè noi donne abbiamo ripreso a fare dei rituali, in parte antichi, in parte rivisitati dal passato? Ci sentiamo stupide quando li pratichiamo? Ne comprendiamo lo spirito e la potenza profonda?

Etimologicamente rito significa “andare innanzi”. Il rito è una continua ricerca di perfezione, una perfezione fisica e spirituale.

Su Wikipedia si legge:

Che abbia un fine sociale o che sia strettamente personale, il rito ha bisogno di una partecipazione emotiva profonda, senza la quale cessa di esistere. Per questo nel rito è necessaria una componente estetica, differente nelle diverse culture e nei diversi tempi; il rito si deve evolvere per non perdere di significato.

Il rito ci dà la possibilità di ripetere dei gesti con consapevolezza, a volte di ripeterli insieme ad altri, quindi con più forza. Il rito ci riallaccia a culture antiche, dimenticate, che trovavano nella Madre Terra e nei suoi elementi la potenza del simbolo che raggiunge la vita e il quotidiano per trasformarlo e dargli nuovo senso.

Ogni religione, filosofia, a volte setta, come la massoneria, ha avuto i suoi riti.

Interessanti i riti degli indiani d’America, come sto leggendo e sperimentando attraverso il libro La ruota di medicina. Il rito, in un’ottica sciamanica, inoltre, arriva alla parte più profonda di un uomo, arriva all’Anima.

Per la religione Wicca, invece, il rito è un vero e proprio incantesimo, e se vi piace provare con i riti lunari associati all’uso delle candele, gemme, incensi e altri ingredienti magici da utilizzare nel periodo giusto del calendario per aumentare il potere degli influssi lunari, allora dovete leggere Incantesimi con la luna.

Ancora riti antichi che richiamano il femminile nella cultura celtica, nel libro Simboli e riti delle donne celtiche.

E che dire, poi, di quel poeta, visionario, sciamano moderno di Jodorowsky? Nel suo libro Psicomagia scrive: “La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze”.

Per vincere questa sorta di inerzia, serve assumersi la responsabilità di realizzare un’azione concreta, in grado di scardinare abitudini, automatismi e coazioni a ripetere: l’atto psicomagico diventa il mezzo per trasformare la consapevolezza conscia in un comando dato all’inconscio, perché solo la “collaborazione” dell’inconscio può guarire i nostri “blocchi” psichici (fonte 22 passi).

 

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