.: CECILIA E LA VITA SELVATICA :.

manifestoOggi vi presento Cecilia Lattari, una donna che mi ha affascinato e capirete perchè… basterebbe anche solo leggere il suo manifesto qui sopra! 🙂

Ho cominciato a seguire il suo blog e le ho chiesto di presentarsi. Grazie Cecilia!

Il mio femminile parte da qui, da dove sono adesso. Una piccola porzione di terra, un bosco magico, una decina di case strette attorno ad un poggio. Crochi in primavera, castagne in autunno, e foglie di mentuccia profumate da raccogliere con le ortiche.

Da piccola, a casa di mia nonna, facevo un gioco bellissimo: raccoglievo i fiori colorati del giardino, poi li strofinavo sui sassi e sul muretto della casa per disegnare, in graffiti psichedelici e infantili, chissà quali mondi. Ho sempre sostenuto di vedere le fate e, se mi ricordo bene, le ho viste davvero. Tutte le estati tornavo qui, in questo poggio, protetto da una quercia secolare che conosce le mie lacrime, le mie gioie, i miei primi baci, i miei desideri.

Rossella mi ha chiesto di parlare del mio femminile: la parola che meglio mi definisce è funambolica.

Non sono mai stata una femmina femmina: a 16 anni mi vestivo come Kurt Cobain, a 20 anni il mio mito era Janis Joplin e la cosa più femminile che indossavo erano collane lunghissime di perline e gonne hippie di mia madre. A 20 anni ho giurato che mai, mai avrei indossato un tailleur e scarpe con il tacco.

Sto tenendo ancora fede a quella promessa.

Eppure, ci ho provato, ad essere una femmina femmina: la mia parte funambola mi ha sempre spinto un passo più al limite, dove stanno le siepi e i fiori spontanei. Questi ultimi sono i miei preferiti: crescono dove non dovrebbero, se ne fregano, sono coraggiosi e stiracchiano i loro petali colorati vicino all’asfalto, tra le rughe del terreno, dove mai ti aspetteresti di vedere un fiore.

Mi ritengo una strega delle siepi, o hedgewitch, come si dice in inglese: la mia femminilità è sul margine, come la strega che vive al limitare del bosco, tra conosciuto e ignoto, tra magico e quotidiano.

Non ho figli e ho perso mia madre da giovane giovanissima, avevo appena 19 anni. Mi chiedo a volte se l’essere sul filo tra l’essere femmina femmina e l’essere così strampalata, agli occhi delle persone che vivono una vita canonica, dipenda anche da questo.

Mi sono dovuta inventare un modello di donna che è poetessa come mia madre, libera come lo sono io e rivolta alle altre donne come lo è Artemide, la dea Vergine.

Artemide è la mia Dea preferita: mi rivedo molto in lei. Non sarei quella che sono se non avessi le mie amiche, sorelle e madri accanto – non sarei quella che sono se non vivessi a contatto con la Natura, con i miei cani, con le piante che sono mie maestre e miei strumenti di lavoro.

La mia femminilità l’ho rincorsa, a volte l’ho allontanata, infine l’ho abbracciata e accettata per come è: non conforme alle femmine femmine – che osservo con grande ammirazione – ma intensa, pura e selvaggia come una corsa a perdifiato tra il tarassaco in fiore, in una mattina di sole, con l’aria frizzante tra i capelli.

Direi che il mio essere donna si rispecchia nel Nove di Denari: una donna che ha attraversato molte avventure e che finalmente si gode il suo giardino, la sua ricchezza, il suo essere speciale – come ognuna di noi.

Cecilia Lattari è laureata in Tecniche Erboristiche; lavora per la consapevolezza e il benessere femminile attraverso la lettura dei tarocchi intuitivi e la fitoterapia. Inoltre tiene corsi e laboratori di fito-magico-terapia, riconoscimento di erbe spontanee, cosmesi naturale. Il suo sito è www.cecilialattari.com

Rispondi