.: IL POPOLO SAMI E LA DEA RENNA :.

4782b526273511.563610ea6b5c2

By Antti Viitala Photographer

Incuriosita dal discorso di Mamma Natale e delle renne sono andata in cerca di notizie. Ed ecco il risultato: ho scoperto un altro popolo matriarcale, almeno in origine. Il popolo Sami della Finlandia.

Nella cultura Sami le donne sono molto forti. Il popolo Sami in origine era di tipo matriarcale perché in passato, quando un uomo voleva sposare una donna, doveva servire la madre della ragazza per un anno intero. Era lei che avrebbe determinato se egli era un buon lavoratore e se avrebbe servito la figlia abbastanza bene e se poteva prendere ordini da sua moglie in un modo remissivo.

Ancora oggi le case, così come le tende in cui vive una donna adulta, sono considerate cosa sua. Le uniche residenze che possono essere possedute da un maschio sono quelle occupate esclusivamente durante i periodi in cui le renne pascolano lontano da casa e dalla famiglia.

L’artigianato  e l’economia monetaria sono in gran parte in mano alle donne: gli uomini fanno i lavori più pesanti con le renne, anche se le donne partecipano comunque alla selezione degli animali da macellare, e nella distribuzione della carne, delle carcasse e dei guadagni conseguenti.

Sono le donne che gestiscono la rete complessa di relazioni sociali ed economiche che collegano le comunità al mondo esterno.

Malgrado la mobilità a largo raggio, sono le donne che rafforzano l’identità etnica: indossano e cuciono gli abiti tradizionali, per sé e per l’intera famiglia, e cercano di riservare il privilegio di portarli ai membri delle sole comunità Sami. Ancora una volta, sono loro le custodi della memoria.

C’è una particolare cerimonia purificatrice che segue la nascita: dopo il battesimo cristiano, con un’altra cerimonia il bambino riceve un altro nome lappone, generalmente quello di un antenato e che dovrebbe essere stato rivelato alla madre in sogno. La cerimonia durante la quale viene dato questo nome è generalmente eseguita da una donna, spesso dalla madre stessa. Un’altra donna, per lo più la nonna, fa dono al bambino di un oggetto di rame usato durante la cerimonia, che viene posto sul neonato come amuleto, sotto il braccio se è un maschio, sul petto se è una femmina. Il bambino è così dedicato alla dea “donna creatrice”.

I Sami venerano la madre delle renne e la dea Sole Beiwe. Beiwe viaggia con sua figlia, Beiwe-Neia, attraverso il cielo su  un carro di ossa di renne, portando cibo per le renne. Durante il solstizio d’inverno gli adoratori di Beiwe macellano bianchi animali ed infilzano la loro carne in stecche di legno legate con nastri lucenti. Ungono, poi, le loro porte di casa di grasso così Beiwe può mangiare e riprendere il suo faticoso viaggio.

La popolazione scandinava riconosceva, nell’abilità di questo animale di sapersi destreggiare in un ambiente del tutto ostile, doti superiori, perciò oltre che ad essere impiegata nei viaggi, venne tenuta in grande considerazione.
La renna era immolata quale vittima sacrificale anche fra le popolazioni Euroasiatiche, al fine di propiziare la caccia e proteggere la comunità dall’attacco dei lupi.
Queste creature vivono sul ghiaccio, per questo le loro zampe sono strutturate in modo da procedere sicure nel cammino. Ecco perché gli antichi, le invocavano come guida quando dovevano compiere un viaggio o prendere decisioni importanti. La renna simboleggia quindi la saggezza,intelligenza, creatività e capacità di adattamento.

Le renne sono creature sociali, che si aiutano vicendevolmente, perciò evocano concetti di solidarietà e protezione.

Ma perché le renne sono alla guida della slitta di Santa Claus? In origine trainavano il carro del dio Thor, infatti tre su otto, hanno mantenuto nomi evocativi: saetta,tuono e lampo. Divennero definitivamente popolari nel 1940, a seguito della pubblicazione di “Rudolph la renna dal naso rosso” scritta da Robert May (fonte: Cavernacosmica).

Leggete anche il mio articolo precedente: Cervi e Renne: antichi simboli di Mamma Natale.

 

Rispondi