.: ATENA, NEITH, TIN HINAN: LE DEE/REGINE DEL MEDITERRANEO :.

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Image by Anahata Katkin

E’ molto interessante leggere come in origine il panorama religioso fosse ricco di dee, oltre che di dei.

Nel Mediterraneo si parte da Atena, figlia di Zeus. Nella mitologia greca era la dea della sapienza, proteggeva la tessitura e le arti e gli aspetti più nobili della guerra.

Le origini di questa divinità sono da ricercarsi nelle città del regno dei tritonidi (intorno al lago Tritone, in Libia), nel Nord Africa, che ospitavano una grande civiltà, pari e fors’anche superiore a quella dell’antico Egitto.

Secondo la leggenda quel regno era governato dalle donne, che praticavano il matriarcato, ma non in forme di contrapposizione con gli uomini, come usavano le Amazzoni.

Si arriva quindi a Neith, dea della caccia e della guerra ed ebbe come simbolo, come la città stessa di Sais, due frecce incrociate sopra uno scudo. Nella forma antica, come divinità della guerra, era considerata artefice delle armi dei guerrieri e guardiana dei morti in battaglia.

Il suo simbolo poteva anche essere interpretato come un telaio, cosicché Neith divenne la dea della tessitura, da cui derivò il nome di tessitrice. In questo ruolo di dea delle arti domestiche era protettrice delle donne e guardiana del matrimonio.

Ella si era autogenerata, come “Madre Originale” era una divinità androgina, che inglobava tanto l’aspetto femminile come quello maschile.

Neith era la divinità delle erbe, della magia, della cura, delle conoscenze mistiche, dei riti e della meditazione. Era la patrona delle arti domestiche, tessitura, caccia, medicina, guerra e armi. Era considerata anche la protettrice delle donne e del matrimonio.

Il suo simbolismo stabilisce l’ordine e l’armonia, tanto per mezzo della saggezza come per mezzo delle armi (la lancia). In seguito, nel Nuovo Regno, fu chiamata “Dea–Madre”.

Quello che reputo molto interessante è la considerazione che nell’antico Egitto la donna non era né rivale, né serva dell’uomo.

Le donne vivevano la loro vita come spose, madri, lavoratrici, o come iniziate ai misteri del tempio, senza rinunciare alla propria identità a favore dell’uomo: questo era legato anche alla forte presenza delle divinità femminili, che fornivano un modello chiaro di comportamento ad ogni donna.

Di lì a poco compare un’altra figura di regina: Tin Hinan, capostipite del popolo Tuareg, di cui sono “fan” e che da anni ha attirato la mia attenzione sulla sua storia del suo popolo.

Come avete potuto osservare, anche la radice dei loro nomi è simile, così come l’area geografica. Dee Madri!

Ed ora la domanda:

Se tutti noi, esseri umani, siamo stati fatti a immagine e somiglianza d’un creatore, ma si ammette solo l’esistenza d’un dio maschio, a immagine di chi furono create le donne? Sappiamo che i bambini fanno dei padri il loro modello di comportamento. Se si vive in una cultura che accetta un dio maschio e nessuna dea, dove trovare il modello femminile?

La strada è ancora lunga e le “ferite” inferte al cammino evolutivo del femminile sono state tante. Ora vanno conosciute e riconosciute per riappropriarsi delle radici.ù

Se volete leggere l’articolo dal quale mi sono ispirata e dal quale ho preso le citazioni andate qui: http://www.liutprand.it/

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