.: LA DANZA D’ORIENTE: CELEBRAZIONE DEL FEMMININO :.

 0045e8e74aa4141369abbc466ee53162

Ho appena finito di leggere un interessante libro dedicato alla danza orientale (anche detta “del ventre”), perchè in realtà la sua storia si riallaccia alla storia del femminino, dalla Gimbutas alla Percovich.

E’ sorprendente verificare come alcune posizioni di danza orientale siano simili ai movimenti di bioenergetica individuati da Wilhelm Reich e Alexander Lowen per sciogliere i conflitti intrappolati nel corpo, che sono causa di ristagno del flusso energetico e quindi di malattie. Non è un caso.

Tali movimenti, infatti, sono gli stessi che vengono praticati da migliaia di anni nelle danze rituali delle culture di tutto il mondo. Sono i moti della celebrazione della vita, della sacralizzazione del principio creativo femminile, i moti che favoriscono e auspicano la fertilità per sé, per le sorelle, per la Madre Terra.

Gli stessi che la partoriente esegue per agevolare il parto, incitata dalla comunità di donne che con lei li esegue a sostegno della nuova nascita.

Da un capo all’altro del mondo, dal lontano paleolitico alle culture tribali ancora superstiti, le danze si sono svolte in pose e ritualità del tutto similari. Le celebrazioni del parto nell’Antico Egitto non sono così lontane, infatti, da quelle che – tramandate di generazione in generazione – sono giunte fino ai nostri giorni e si praticano ancora in alcuni villaggi del Medioriente.

Libere dai filtri ideologici e dalla medicina moderna, le donne e le comunità hanno saputo ascoltarsi e trovare naturalmente le forme più congeniali al proprio corpo, a sostegno della vita e del benessere.

L’attrazione sempre più diffusa da parte delle donne occidentali per la danza orientale potrebbe non essere dovuta, quindi, a un semplice gusto per l’esotico o al fascino nei confronti di una tradizione lontana. Al contrario, la spinta a cercare e a reiterare i movimenti che la memoria ancestrale riconosce come armonizzanti e benefici potrebbe derivare dalla saggezza intrinseca del corpo di queste donne, che le spinge a recuperare una dimensione spirituale — quella del corpo, appunto — assai carente nella cultura occidentale…

I provati benefici della danza orientale sono svariati: attivazione della circolazione, rassodamento, prevenzione dell’artrosi, irrobustimento della muscolatura dorsale, addominale e pelvica con conseguente miglioramento della postura, delle lombo-sciatalgie, della funzionalità degli organi interni che risultano meglio sostenuti, prevenzione e cura di prolassi vaginali e dell’incontinenza urinaria, scioglimento delle tensioni addominali e pelviche, alleviamento dei dolori mestruali, miglioramento di problematiche ginecologiche, della fertilità e della sessualità.

Oltre al piano puramente fisico, la danza d’Oriente riduce lo stress, armonizza, migliora l’umore, la coordinazione, la padronanza del proprio corpo, cambiando la percezione di sé e favorendo l’autostima.

Tutto ciò è stupefacente se si considera che questa danza, lungi dall’essere considerata terapeutica, è stata per anni relegata ai limiti della moralità e dell’accettazione sociale.
I primi timidi riconoscimenti di una qualche virtù curativa appartengono, infatti, a tempi recentissimi…

E’ chiaro che siamo di fronte a una sorprendente danza di guarigione, a una forma eletta di benessere prettamente femminile.

Il libro di cui vi ho parlato: Ma chi l’ha detto che si balla per gli uomini?

Qui potete leggere l’intera premessa al libro.

0 Comments

  1. Alba Dell'Acqua

    é verissimo, è una danza che accompagna e favorisce la rinascita,estremamente femminile e sensuale,ma non bisogna relegarla a questo aspetto,,il benessere è fisico e spirituale senza distinzione.

Rispondi